Gli archetipi del femminile: la luna nel quotidiano 

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Gli archetipi

La parola archetipo compare in alcuni scritti filosofici di lingua greca come sinonimo di éidos, cioè l’idea platonica. Platone sosteneva che ogni realtà materiale e tangibile fosse il frutto di un’idea primordiale che si troverebbe in una dimensione celeste lontana dalla terra, l’iperuranio. Quindi, per l’antico filosofo greco prima veniva l’idea e poi la sua manifestazione materiale nel mondo.

La teoria degli archetipi e dell’Inconscio collettivo avanzata centinaia di anni dopo da Carl Gustav Jung ricorda in parte il pensiero platonico. Infatti, secondo Jung alcuni sogni, ma anche i miti e le tradizioni dei vari popoli avrebbero alla base gli archetipi, forme primigenie e precedenti a ogni manifestazione concreta della psiche umana.

Per Jung, gli archetipi sono “tipi primigeni” o “immagini universali”[1] che si concretizzano nel sapere esoterico dei popoli primitivi, nei miti, nelle fiabe, nel folklore, nei sogni e nella psiche di ogni uomo in ogni tempo. In parole povere, gli archetipi sono come delle forme o strutture ideali che stanno alla base delle singole manifestazioni concrete. Per esempio, la storia di Biancaneve, un sogno in cui compare una madre e una figlia, il mito della nascita di Diana, la storia di S. Anna e S. Maria sono tutte espressioni degli archetipi della fanciulla e della madre.

“THEA”, 2017, foto di Annalisa Bracciante, tutti i diritti riservati.

Gli archetipi del femminile: la madre

Nello scritto Gli aspetti psicologici dell’archetipo della madre, Jung parte da una definizione di archetipo per poi elencare alcune delle possibili espressioni dell’archetipo del materno. Innanzitutto, il noto psichiatra sottolinea che l’archetipo non è un’immagine già esistente nell’inconscio, ma una forma “vuota” che può essere riempita in molti modi. Spero che Jung non si rivolterà nella tomba se mi azzardo a sostituire il suo esempio esplicativo (secondo me, non molto comprensibile per la maggior parte degli utenti del giorno d’oggi) con un esempio culinario.

L’archetipo è paragonabile a uno stampo per biscotti, mentre le rappresentazioni individuali o collettive dell’archetipo sono paragonabili ai vari tipi di biscotti che si possono cucinare. Lo stampo ci potrà dire qual è la forma di base di tutti i biscotti prodotti con quello stampo, ma non ci potrà preannunciare se il biscotto sarà croccante o morbido, dolce o salato, al cioccolato o alla cannella o se sarà decorato con gli zuccherini o sarà semplice e così via.  

Uno degli archetipi presenti nell’inconscio collettivo è quello della madre a proposito del quale Jung dice:

Come ogni archetipo anche quello della madre contiene una quantità pressocché infinita di aspetti. Citerò solo alcune delle forme tipiche: la madre e la nonna personali, la matrigna e la suocera, qualsiasi donna con cui esista un rapporto – la nutrice o la bambinaia e la Donna Bianca. In un senso più elevato, figurato: la dea, in particolare la madre di Dio, la vergine (come madre ringiovanita, per esempio Demetra e Core), Sophia (come madre-amante, eventualmente anche del tipo Cibele-Attis, o come figlia/madre ringiovanita-amante); la meta dell’anelito di redenzione (paradiso, regno di Dio, Gerusalemme celeste). In senso più lato: la Chiesa, l’università, la città, la patria, il cielo, la terra, il bosco, il mare e l’acqua stagnante, la materia, il mondo sotterraneo, la luna. In senso più stretto: i luoghi di nascita o di procreazione – il campo, il giardino, la roccia, la grotta, l’albero, la fonte, il pozzo profondo, il fonte battesimale, il fiore come ricettacolo (rosa e loto); il cerchio magico (il mandala come padma), la cornucopia. In senso ancora più stretto: l’utero, ogni forma cava (per esempio la madrevite), la yoni, il forno, la pentola; diversi animali: la mucca, la lepre e ogni animale soccorrevole in genere.

Tutti questi simboli possono avere un significato positivo, favorevole, ovvero negativo, nefasto.»[2]

Da quanto riportato poco sopra, risulta chiaro quanto sia vasta la gamma delle manifestazioni di un singolo archetipo. Ad esempio per l’archetipo della madre si va da manifestazioni evidenti come la madre o la nonna a manifestazioni concettualmente lontane come la terra, l’acqua, il mondo sotterraneo o la città. Inoltre, gli archetipi possono mostrarsi in veste positiva o negativa, quindi per l’archetipo della madre potremmo avere come manifestazione positiva a un estremo Santa Maria e come manifestazione negativa all’altro estremo la matrigna di Biancaneve. 

“SOTER”, 2017, foto di Annalisa Bracciante, tutti i diritti riservati.

Gli archetipi astrologici: la luna

Anche l’astrologia, in quanto sapere esoterico elaborato dalle popolazioni antiche è una delle tante manifestazioni degli archetipi presenti nell’inconscio collettivo. I segni, le case e i pianeti zodiacali esprimono concretamente alcuni archetipi, a esempio, il segno zodiacale dell’Ariete corrisponde all’archetipo dell’innocente (è il primo segno zodiacale, il bambino e il germoglio che spacca il suolo) e all’archetipo del guerriero (è associato a Marte, pianeta dell’aggressività/assertività). Tuttavia ritengo che la relazione tra il sapere astrologico e la sua controparte archetipica sia più evidente e più comprensibile, per i lettori comuni, nei pianeti.

I pianeti del sistema solare sin dall’antichità venivano considerati la manifestazione sul piano materiale di forze divine, per cui a ogni divinità si faceva corrispondere una stella in cielo.[3] Quindi, il pianeta Venere corrispondeva alla dea Afrodite per i greci e alla dea Venere per i romani. L’astrologia si basa sul principio della corrispondenza, di conseguenza si ritiene che ciò che succede nel macrocosmo (nei cieli) accade in maniera somigliante anche nel microcosmo (nella vita terrena). Di conseguenza, secondo l’astrologia le posizioni planetarie armoniche vengono considerate portatrici di eventi positivi per la vita umana e per le nazioni e viceversa.

Probabilmente a molte persone è noto il proprio segno solare, quello che comunemente si chiama “segno zodiacale” ed è un po’ meno noto il fatto che per studiare la persona nelle sue potenzialità si può tracciare un grafico, chiamato tema natale. Tale grafico contiene tutti i pianeti del nostro sistema solare nella posizione che essi occupavano al momento della nascita della persona. Il tema natale viene realizzato per comprendere le principali tendenze e attitudini che un individuo può sviluppare nel corso della sua vita e i pianeti nel grafico natale di una persona hanno un significato specifico che si connette anche al significato archetipo del pianeta/dio. In particolare, la luna incarna sia l’archetipo della madre, sia l’archetipo del fanciullo.

Può sembrare curioso che la luna incarni contemporaneamente la mamma e il bambino, eppure se ci fermiamo un momento a riflettere ci accorgeremo che una madre per essere tale ha bisogno di generare un figlio e viceversa il bimbo nasce da una madre. Da questa considerazione ci possiamo rendere conto come questi due ruoli siano strettamente connessi anche a livello logico, non soltanto a livello psicologico e relazionale. 

Dal punto di vista astrologico la luna ci indica il nostro rapporto con la madre biografica, il modo in cui noi stessi viviamo la maternità se siamo donne, oppure la partner ideale, quella da sposare e con cui fare figli, nel caso di uomini eterosessuali. Inoltre, la luna ci parla di come noi ci prendiamo cura di noi stessi quando abbiamo un bisogno fisico, dei nostri istinti, dei nostri impulsi emotivi e delle nostre emozioni. 

Dal punto di vista psicologico, è dimostrato che l’accudimento materno o di chi si prende cura del bambino avrà un forte impatto su moltissimi aspetti della vita futura di quella persona, tra cui sulla capacità relazionali, sull’immagine che ha di sé il bambino e sulla sua autostima, sulla capacità di autoregolare le proprie emozioni e molto altro ancora.

Da quanto appena spiegato, possiamo capire perché l’archetipo del bambino e quello della madre siano espressa dalla luna, secondo l’astrologia. Infatti, la madre influenza profondamente il bambino e diventa il punto di riferimento anche per il modo in cui il bambino curerà sé stesso e gli altri quando diventerà adulto e a sua volta un genitore. Se il processo di accudimento sarà andato per il meglio il soggetto ne risentirà positivamente in generale, se invece la cura del bambino non è stata sufficientemente positiva la persona ne soffrirà. Purtroppo, non sempre il rapporto con la propria madre biologica è positivo e da adulti ci si ritrova a raccogliere i cocci rotti.   

“Campo tranquillo con la luna che sorge e alberi sotto un cielo pastello morbido al crepuscolo”, foto di Valeria Nikitina, utilizzata con licenza CC.

Come esplorare la propria luna nel quotidiano

Per avere maggiore consapevolezza di sé, del modo in cui ci prendiamo cura di noi stessi, del modo in cui funzionano i nostri istinti e le nostre emozioni, si possono usare molti metodi. A esempio, se ti fa piacere approfondire questo tema da un punto di vista astrologico potresti leggere qualche libro sull’argomento oppure se ti va di fare un lavoro si esplorazione di te stesso puoi usare le domande di coaching che ti ho lasciato qui sotto.

Innanzitutto, siediti in un posto tranquillo, dove non sarai interrotto da nessuno. Prenditi almeno 30 minuti di tempo per lavorare in pace. Poi prendi un quaderno e una penna e inizia a rispondere con tutto quello che ti viene in mente, senza filtri. Puoi rispondere in maniera immediata o scrivere di un episodio che ti sembra particolarmente significativo.

Domande di consapevolezza lunare:

CORPO

  • Se ho tanta fame e ho bisogno di mangiare, qual è la prima cosa che faccio?
  • Se ho tanto sonno e ho bisogno di dormire durante la giornata, qual è la prima cosa che faccio?
  • Quando ho un bisogno fisico, ad esempio sono stanco e ho bisogno di riposare, cosa succede?
  • Quando ho un bisogno fisico, ad esempio ho sete e ho bisogno di bere, cosa succede?
  • Con quale frequenza ti capita di ignorare o rimandare la soddisfazione dei tuoi bisogni fisici?
  • Quando ignori o rimandi il bisogno cosa succede dentro di te? Come ti senti emotivamente?
  • Quando ignori o rimandi il bisogno cosa succede nel tuo corpo?
  • Quando ignori o rimandi il bisogno cosa pensi?

EMOZIONI

  • Da 1 a 10 quanto mi viene facile esprimere le mie emozioni generalmente?
  • Da 1 a 10 quanto mi viene facile esprimere le mie emozioni con le persone intime?
  • Se provo una forte emozione positiva, cosa faccio? (es. cerco di capire perché, la esprimo con il corpo, ne parlo senza pensarci troppo, ecc.)
  • Se provo una forte emozione negativa, cosa faccio?
  • Quando soffro emotivamente e avrei bisogno di conforto, cosa faccio? (es. ne parlo con un amico, mi tengo tutto per me, scrivo una pagina di diario, non faccio nulla, piango, faccio una lunga camminata, ecc.).
  • Quando è stata l’ultima volta che hai provato una forte emozione inaspettatamente? Scrivi brevemente cosa ti ha emozionato e cosa hai fatto in quella occasione.

CONSAPEVOLEZZA

  • A questo punto prenditi una pausa di un giorno o due, lascia “decantare” ciò che hai scritto e torna a rileggerti.
  • Cosa noti?
  • Hai ripetuto certe parole?
  • Che emozione ti fanno provare quelle parole?
  • Quelle parole ti fanno sentire una certa sensazione fisica?
  • Se provi a poggiare le tue mani su quella parte del corpo e immagini di chiedergli “come va?”, qual è la risposta?
  • Che cosa noti di te che non  notavi prima?  

Annalisa Bracciante

Fonti:

[1] Carl Gustav Jung, “Il concetto di inconscio collettivo”, in Opere, vol. 9., tomo I, a cura di Lisa Baruffi. (Torino: Boringhieri,1980).

[2] Carl Gustav Jung, “Gli aspetti psicologici dell’archetipo della madre”, in Opere, vol. 9, tomo I, a cura di Lisa Baruffi. (Torino: Boringhieri,1980), p.97-98.

[3] Harles Rafel Payeur, I pianeti della coscienza: l’influsso dei pianeti sulla nostra vita, (Torino: Edizioni l’Età dell’Acquario, 2021), p.7.