
Confini
Limiti e confini: due parole che sembrano tra loro sinonimi e che, spesso, vengono usate una in alternativa all’altra. In realtà non è propriamente così.
Un confine divide in modo preciso un territorio da un altro, sia esso materiale o culturale, psicologico o simbolico. Definisce cosa appartiene a me e cosa appartiene a un’altra persona; caratterizza il punto nel quale mi trovo a casa mia e dove ho diritto di non far accedere qualcun altro, se non per mia scelta, accogliendolo, a quel punto, come ospite (vale la stessa cosa anche al contrario, ovviamente). Un confine ci dice e ci mostra chiaramente cosa sta dall’altra parte e ne possiamo cogliere il panorama nella totalità e nei particolari, sapendo benissimo che non è nostra proprietà. Facendo valere il diritto di confine, possiamo difendere ciò che sta dalla nostra parte; inoltre, possiamo avere la percezione precisa se stiamo travalicando quella linea di confine (adottando, si spera, le opportune correzioni di condotta).
Quante battaglie, guerre, scaramucce si sono consumate e si consumano quotidianamente per allargare i confini? Siano essi quelli di una nazione, di un privilegio, di un diritto, siamo stati e siamo tutti testimoni di questi tentativi di “passare dall’altra parte per farla diventare mia”. Ben inteso, talvolta si rende necessario e utile travalicare i confini, ma lo si dovrebbe fare coinvolgendo chi sta dall’altra parte, creando ponti, passerelle, in un respiro comune che possa portare beneficio a tutti.
“Ognuno prende i limiti del suo campo visivo per i confini del mondo.”
Arthur Schopenhauer
Limiti
I limiti sono ben altra cosa, rispetto ai confini. Spesso viviamo questa parola dandole una valenza negativa. Ne percepiamo il senso di ristrettezza, di mancanza, qualcosa che frena l’iniziativa. In realtà, è ben più di tutto ciò.
Il limite, primariamente, non ci permette di vedere con chiarezza cosa sta dall’altra parte. Ci sentiamo piccoli di fronte a un muro alto e pressoché impenetrabile e, dal basso della nostra posizione, possiamo vedere solamente una porzione di cielo; se siamo fortunati, da un pertugio, una piccola fetta di ciò che sta al di là del muro. Senza limiti, però, non ci sarebbe concesso di vedere con chiarezza ciò che ci costituisce e ciò che possiamo fare per superare le nostre limitatezze. Vivremmo in un indistinto interno che ci lascerebbe uguali a noi stessi negli anni.
Il limite è, a mio avviso, l’elemento che più di altri ci consente di comprendere quale sia la nostra ricchezza interiore, quali siano le nostre risorse più caratteristiche, quali siano i talenti che ci costituiscono. Il limite è l’elemento che ci concede e ci consegna la libertà, la vera libertà. Possiamo anche considerarlo come la colonna portante di un’etica, poiché non ci può essere convivenza, crescita, rispetto, sostenibilità senza il riconoscimento dei limiti. Non tutto ci è concesso e non tutti i limiti si possono travalicare, come vorrebbe farci intendere l’epoca che stiamo attraversando, dove sembra che, se non vai oltre sei un fallito, “se non lo fai, non sei furbo”. In realtà, atteggiamenti del genere ci stanno conducendo, inesorabilmente, alla distruzione, nostra, interna a noi stessi, e del pianeta su cui siamo ospiti (appunto, ospiti, ritorniamo al concetto di confine).
Conclusioni
In definitiva, confini e limiti sono elementi che ci consentono di pensare e ri-pensare i rapporti: con noi stessi, primariamente, e con gli altri in seconda battuta. Posso incontrare l’altro sulla soglia di un confine, posso “toccarlo” emozionalmente rispettando i suoi confini e i suoi limiti. Posso anche rischiare di lasciarmi “ferire” come via per costruire una relazione. In fondo, la perla nasce da una ferita nell’ostrica.
Andrea Coltro
Foto in evidenza: “Ti dedico il silenzio” Annalisa Bracciante, tutti i diritti riservati; Foto nell’articolo: “Lavori in corso” Annalisa Bracciante, tutti i diritti riservati.